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Alfredo Li Pira

Italiano, buongustaio, giramondo, viaggiatore, appassionato di vela, di fotografia, etc. etc. Più in generale, curioso...

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L’immagine che la Germania nazista voleva proiettare di sé era quella di un paese di ragazzoni sani, alti e biondi, e virtuose e sorridenti fanciulle, che vivevano sobriamente al servizio del proprio paese. Normal Ohler, nel suo curioso libro, scritto con toni a volte quasi umoristici, mostra un aspetto inedito e però probabilmente importante della società tedesca dell’epoca, che però la storiografia ha fino ad oggi quasi ignorato. L’autore presenta la Germania nazista come un paese di tossicodipendenti, dove in particolare le anfetamine erano diffusissime fra tutti gli strati della popolazione.

La prima parte del libro traccia la diffusione delle anfetamine (e di altre sostanze stupefacenti) nella società tedesca, attraverso il loro essere considerate un supplemento medico socialmente accettato ed accettabile, non dissimilmente da come oggi potrebbe essere una pillola di vitamine. La pubblicità di una marca di cioccolatini all’anfetamina, reclamizzati da una bionda e sorridente giovane madre tedesca, che ne declama le virtù contro ogni forma di stanchezza sembra uscita da una commedia farsesca, ma è reale, e fa capire con un’immediatezza indiscutibile quanto le anfetamine fossero parte del quotidiano della Germania nazista.

L’autore narra anche come le anfetamine siano anche state essenziali alla conduzione del blitzkrieg, della guerra-lampo, e in particolare dell’invasione rapidissima della Francia nel 1940. Gli ordini di acquisto per milioni di dosi di anfetamine da parte della Wehrmacht non lasciano dubbi su quanto l’uso di droghe fosse considerato come parte integrante della gestione dell’esercito nazista.

La seconda parte del libro si concentra sulla figura di Hitler e sul suo rapporto con farmaci e stupefacenti. Sulla base di documenti dell’epoca, ed in particolare sulla base delle note dettagliate del suo medico personale, Hitler risulta essere stato un tossicodipendente, con una dipendenza da cocktails di farmaci, cocaina, anfetamine, vitamine, etc., sempre crescente man mano che la situazione militare tedesca peggiorava.

Il libro ha le sue peculiarità, essendo stato scritto non da uno storico professionista ma da un “dilettante” che, affascinato dall’argomento, ha effettuato un lavoro inedito su una vasta gamma di materiali d’archivio, mettendo in evidenza un aspetto sorprendente e importante della Germania nazista. Lo stile del libro è a volte non esattamente accademico, ma questo non lo rende meno leggibile, e l’essere basato su una continua analisi e citazione di fonti dell’epoca rende il libro rigoroso anche quando gli aspetti stilistici potrebbero far pensare altrimenti.

In sintesi il libro fornisce un contributo importante per una visione a tutto tondo del fenomeno nazista, e mettendo in luce un aspetto poco noto se non addirittura dimenticato di una società che ha marcato la storia d’Europa.