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Alfredo Li Pira

Italiano, buongustaio, giramondo, viaggiatore, appassionato di vela, di fotografia, etc. etc. Più in generale, curioso...

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Gli ultimi giorni della Berlino nazista sono un momento chiave del ventesimo secolo, un redde rationem di uno dei deliri ideologici che hanno caratterizzato il secolo stesso, e quello che probabilmente è terminato nel modo più tragico nonché emblematico. Non sorprende quindi che il momento abbia affascinato autori e registi, facendo da sfondo a numerosi libri e film, ed essendo l’argomento di numerosi saggi storici.

Nella cinematografia val la pena citare l’inquietante “Berlino anno zero” di Rossellini, girato per le strade di Berlino nel 1946, in una città spettrale in cui esseri umani sperduti popolano le macerie di palazzi devastati dalla guerra, e “XXX” di YYY, una visione degli ultimi giorni di Hitler assediato nel proprio bunker, visto attraverso gli occhi della sua segretaria, e fra i saggi storici, “The end”, dello storico inglese Ian Kershaw, analizza con grande lucidità gli ultimi spasmi dell’agonia del regime nazista.

Questi spasmi sono stati caratterizzati da un cupio dissolvi, da un’ostinazione a non accettare la sconfitta, e dal desiderio dichiarato di portare nell’abisso con sé il resto del mondo. Anche quando la sconfitta nazista era oramai evidente il regime volle continuare una lotta inutile che portò con sé solamente distruzione e vittime civili, senza alcuna speranza di ribaltare una situazione militare oramai consolidata. Lo fece continuando fino all’ultimo a perseguitare chiunque non proclamasse una fede cieca nella vittoria finale, una persecuzione che era resa visibile dall’impiccagione ai fanali dell’illuminazione pubblica di chi fosse anche solo sospettato di dissidenza.

Il romanzo di Heinz Rein, giornalista tedesco che questi eventi li visse in prima persona, fa un’operazione narrativa complessa, inserendo la storia di pochi “resistenti”, persone che negli anni del nazismo hanno portato avanti una resistenza al regime spesso fatta più di atti interiori che di forme concrete di resistenza, sullo scenario della caduta di Berlino.

La trama della narrazione non è probabilmente il punto forte del libro, i personaggi sono quasi simbolici (un disertore, un dirigente sindacale, un ex politico socialista passato per i campi di concentramento che adesso vive in clandestinità), e ognuno fa la propria parte come da lui o lei ci si attende. In più, l’autore aggiunge un tocco melodrammatico facendo del figlio di uno dei resistenti un giovane fanatico ufficiale delle SS.

Quello che rende il libro interessante è invece lo scenario di fondo, e la ricostruzione del clima della Berlino nei giorni del crollo da parte di qualcuno che l’ha vissuto. L’autore descrive con grande precisione l’avvicinamento delle truppe russe fino al loro arrivo nei quartieri periferici della città, e racconta con efficacia il cambiamento nella quotidianetà della popolazione civile, i cui ritmi di vita vengono sempre più sconvolti dagli eventi militari.

Attraverso gli occhi e le voci di personaggi che entrano ed escono dalla narrazione senza avervi un ruolo rilevante l’autore riesce a far vivere al lettore il clima “millennarista” della Berlino nell’Aprile del 1945, un clima in cui le regole etiche ordinarie sembrano essere totalmente sovvertite, e che sembra dominato da un “carpe diem” legato alla coscienza che potrebbe non esservi un domani. Questo si esprime ad esempio attraverso un rapporto fra uomini e donne non più regolato dalle regole ordinarie della moralità della società dell’epoca, ma piuttosto da relazioni allo stesso tempo edonistiche ma anche di scambio.

L’autore posiziona tutti gli accadimenti del libro con grande precisione sulla mappa della Berlino dell’epoca, lasciando sicuramente un po’ interdetto il lettore non in grado di visualizzare la topologia della città, e la cui conoscenza dei nomi delle strade della città non sia all’altezza di un tassista locale. Nulla impedisce però allo stesso lettore di ignorare le descrizioni topografiche e gli indirizzi leggendo con interesse degli accadimenti stessi.

Il libro, ancorché voluminoso, risulta di lettura molto scorrevole, probabilmente grazie anche ad una traduzione abile e ben fatta.